L CLUB DELLA PIPA – MARZO 1969.

Ogni paese ha le sue abitudini e i suoi idoli, d’accordo. E molte volte è difficile trovare fra loro delle analogie. Un fenomeno, però, è comune sia all’Italia, sia all’Inghilterra: parliamo della pipomania.

In Gran Bretagna si fuma la pipa da sempre, tanto è vero che è praticamente impossibile pensare a un inglese che si rispetti, senza costringerlo a tenere in mano con eleganza un ombrello, sul capo una bombetta scura e fra i denti, con noncuranza, una bellissima pipa. Ma, come spesso succede, la fantasia supera la realtà, perché non è affatto vero che a Londra, per esempio, tutti, ragazzi, giovani e vecchi, fumino la pipa, soprattutto per strada.


I pipatori, i veri pipatori, sono una minoranza rispetto ai fumatori di sigarette. Come accade in Italia, del resto. E come in Italia, la passione per la pipa anche oltremanica registra fortune alterne. Dipende dai momenti, dalla carica emotiva di un personaggio che va per la maggiore, dall’efficacia della pubblicità, dal particolare successo di uno spettacolo ben riuscito, in cui figuri sovente la pipa. In Italia, il fenomeno è veramente accaduto. Vi ricordate la fortunata serie televisiva dell’ispettore Maigret, impersonato magistralmente dal nostro presidente onorario Gino Cervi? E’ stata, quella, l’epoca del «boom della pipa». La gente la sera guardava la televisione e il giorno dopo correva a comprare una pipa. E la voleva proprio come quella che aveva in bocca l’ispettore Maigret mentre interrogava il presunto assassino. Se non la trovava, chiedeva scusa e andava a cercarla in un altro negozio. L’industria della pipa deve molto a Gino Cervi, che con quel suo pipare tranquillo faceva venir la voglia di una bella radica persino a un indemoniato fumatore di sigarette. Con Maigret è praticamente iniziato il fortunato ciclo dei detective, tutti, guarda un po’, accaniti fumatori di pipa. Gino Cervi, per il suo lavoro televisivo, si è preso la «Pipa d’Oro» prima edizione, offerta dalla nostra rivista. Poi è stato il turno del professar Giuseppe Ramazzotti e poi ancora quello di Cesare Polacco, quest’ultimo un altro investigatore del piccolo schermo casalingo, l’ispettore Rock. Sempre in tema di poliziotti, ricordiamo Sherlock Holmes, impersonato da un Nando Gazzolo pure lui pipante. Personaggi di questo genere si possono trovare anche in Inghilterra e – ecco le analogie di cui dicevamo – anche loro hanno avuto il loro bravo riconoscimento, assegnato per la prima volta nel 1964 a Rupert Davies, il Maigret della televisione inglese.


Il trofeo anglosassone, organizzato dalla rivista «Tabacco», è costituito da una pipetta d’argento montata su un piedistallo di mogano. Sul legno è fissata una targhetta dove sono incisi i nomi di coloro che di volta in volta sono stati eletti pipatori dell’anno. Il riconoscimento infatti è intitolato « Pipeman of the Year ».
Scorrendo questi nomi, è interessante osservare che i benemeriti inglesi della pipa sono tutti famosi personaggi della televisione o che hanno attinenza con il mondo dell’investigazione.


Fra questi, possiamo annoverare pure il « Pipeman » del ’65, il primo pipatore della Gran Bretagna, il molto onorevole Harold Wilson. E’ vero che, nonostante la pipa eglinon è ancora riuscito a risolvere il problema dell’economia britannica. ma è anche vero che la Downing Street si trova dirimpetto a quello storico palazzo che quattro anni fa ospitava ancora la sede di Scotland Yard.


Il sillogismo, dunque, esiste, anche se, bisogna dirlo, è piuttosto remoto. A voler ben guardare, però, sulla targhetta ci sono altri due nomi che con i racconti gialli non c’entrano per niente: sono Andrew Cruickshank e Warren Mitchell, che sulle scene televisive hanno impersonato rispettivamente un vecchio medico di campagna e un serio ed austero padre di famiglia. L’ultimo membro, in ordine di tempo, di questa nobile setta di pipatori inglesi è il super detective, il segugio per antonomasia, mister Sherlock Holmes, che nei film del piccolo schermo della BBC è impersonato dall’ascetico e acuto Peter Cushing. Anche il personaggio d’oltremanica, come quello italiano di Gazzolo, ha palesi difetti, rispetto all’originale. Per esempio, la pipa di Sherlock Holmes, così come ci è stato descritto dai libri di Arthur Conan Doyle, è una calabash curva. La si può ammirare fra i ricordi custoditi nello storico Museo di Sherlock Holmes, in una osteria londinese. È la stessa pipa che il celebre poliziotto ha fumato in tanti altri film, ma è anche una pipa che, seppure elegante, è piuttosto scomoda nella vita quotidiana e forse anche troppo costosa per la maggior parte degli spettatori, i quali vorrebbero emulare il loro eroe.


Lo Sherlock Holmes ultima edizione, invece, da buon inglese, fumava pipe di radica inglese, scelte secondo l’ispirazione e la situazione del momento. Per la verità, non sempre erano pipe di radica quelle che il nostro segugio stringeva fra i denti: alle volte è comparsa in scena qualche pipa di ciliegio o di schiuma. Comunque, sempre si trattava di pezzi facilmente reperibili in qualsiasi negozio specializzato e acquistabili con una modica spesa. Una licenza del regista, dunque, questo continuo cambio di pipe, ma una licenza apprezzata da molti proprio per la possibilità di emulazione, che altrimenti non ci sarebbe stata.


A occhio e croce, attualmente, in Gran Bretagna ci sono circa tre milioni di fumatori di pipa. È quindi difficile stabilire con sicurezza quanti di loro si sono convertiti alla pipa in seguito alle trasmissioni televisive della BBC. Di uno, però, sappiamo con sicurezza: è lui, lo stesso Sherlock Holmes, o, meglio, l’uomo che gli ha dato vita, l’attore Peter Cushing. Egli, infatti, al momento di cominciare a girare le prime scene, era molto imbarazzato, perché la pipa non l’aveva mai fumata. E quel che era peggio, dopo qualche pipata lo si capiva benissimo. Un particolare, questo, che può sembrare di nessuna importanza e che invece ne ha tanta, tantissima. Il personaggio, non sapendo fumare in maniera credibile, cadeva, non esisteva più, non aveva più carattere, personalità. Si è corsi, naturalmente, ai ripari. Peter Cushing è andato a lezioni di pipaggio e ad insegnargli è stato lo stesso partner, il dottor Watson, che sulle scene era interpretato dall’attore Nigel Stock. Quest’ultimo è stato così convincente, nelle sue dimostrazioni, che l’allievo ha proseguito ad esercitarsi anche in privato. E adesso, naturalmente, la pipa gli è entrata nel sangue. E guai a chi gliela toglie.

Peter Fischer