IL CLUB DELLA PIPA – FEBBRAIO 1968

All’inizio di marzo dello scorso anno, l’autorevole settimanale americano Time gli ha dedicato la copertina, che di solito viene riservata alla consacrazione del successo di personaggi dell’arte, del cinema, della letteratura, della politica o dell’editoria. Nell’interno, il « weekly magazine » d’oltre Oceano sviluppava il suo discorso della « cover story », dando molto spazio alla sua impresa, che oggi ha un «giro» d’affari di molti milioni di dollari. Una scultura ultra-moderna, ultra-pop lo raffigura con il suo «cardigan», la camicia aperta sul collo, una pipa nella mano sinistra e un’altra in bocca. Parliamo di Hugh Marston Hefner, americano di 40 anni che ha costruito un imponente impero grazie a fotografie artistiche di giovani « starlets » o di attrici famose dello schermo (fra queste Ursula Andress, Sophia Loren, Elizabeth Taylor) e di ragazze qualsiasi in costume di Eva. Parliamo del direttore ed editore della famosa rivista « for men » (per uomini) Playboy, che al suo primo numero tirava soltanto 70.000 copie, mentre oggi – dopo quattordici anni – è arrivata ai quattro milioni di unità. Hefner ha dato il via, attraverso le colonne del suo periodico, a una « filosofia » propria, che sta preoccupando i benpensanti ed i conservatori, in quanto postula una più ampia libertà sessuale. E’ stato duramente attaccato per ciò che pubblica, sia per quanto riguarda le fotografie, sia per gli articoli, ma è stato anche citato più volte come un vessillifero della libertà sotto ogni punto di vista. Lo hanno attaccato laici e lo hanno difeso (lui e le sue fotografie « spinte ») reverendi di varie fedi religiose. Il suo giornale viene lasciato vivere in molti Stati del mondo ed è stato avversato in altri, come l’Italia (dove la vendita in edicola è vietata), che ha visto il suo Ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni proibire addirittura la spedizione in busta chiusa agli abbonati. HMH – come Hugh Marston Hefner viene chiamato negli States, con la mania prettamente statunitense delle sigle – non ci interessa in quanto « filosofo » o in quanto editore di una rivista dalle fotografie indiscutibilmente spinte. Ci interessa, qui, in quanto è uno di noi, un fumatore accanito di pipa, alla quale dedica vario spazio nelle pagine della sua creatura di carta, arrivata in poco tempo a costituire un vero e proprio fatto di costume. In un numero di Playboy, un foto servizio ci mostrava la nuova « mansion », la dimora in stile ottocentesco da piantatore di cotone di altri tempi, che Hefner si è fatto costruire nei pressi di Chicago. Nella sua stanza, dove passa ventiquattro ore al giorno, la macchina fotografica aveva posto in rilievo un particolare curioso: innumerevoli bottiglie di « Pepsi Cola » e un enorme mazzo di pipe, che uscivano da un grande vaso. In ogni parte di questa fantastica abitazione (dove trovano soggiorno anche le favolose «conigliette » dalle orecchie di raso e dalla bianca coda di cotone) sparse qui o lì, fra una velina e una bozza di stampa, numerose pipe fanno capolino. Tutti coloro che parlano di Hefner sono concordi nel ritenerlo un uomo «pulito», che offre una rivista «pulita», per quanto i suoi censori, in patria ed all’estero, pensino il contrario. Nulla è lasciato alla volgarità, nulla è concesso ai più bassi istinti. Addirittura la pubblicità cerca di offrire qualcosa che metta in risalto i lati più positivi del lettore che vi si avvicina. E’ quanto dice anche Howard Lederer, direttore della pubblicità. In questo contesto viene a porsi la sistematica « aperture » alle ditte produttrici di trinciati per pipa (come il nuovo « Madera Mixture » di produzione locale) o alle più famose marche di pipe, come la « Keywoodie » ed altre. Come se non bastasse, alcuni anni fa Playboy ha pubblicato un ampio servizio (certamente ispirato dal suo promotore e « deus ex machina ») dedicato alla fedele amica e compagna dell’uomo di oggi (la pipa), dandole un’aureola di santità. Nell’articolo si parlava anche delle varietà di tabacchi con i quali formare le miscele più saporite e più virili, delle forme e dei finissaggi di pipe delle migliori marche esistenti, della storia di questo oggetto prettamente maschile, dal momento della sua nascita sotto forma di ciocco di radica alla sua creazione come pipa finita. Non mancava nemmeno un tentativo di statistica per vedere quanti « aficionados » la pipa abbia in tutto il mondo, arrivando a stabilire in sessantamilioni di fumatori la sua entità. E’ stato un lavoro di ricerca, di documentazione approfondita, di competenza mescolata a un senso giornalistico della più alta levatura: fra tante donnine nude, dedicare cinque o sei pagine alla pipa è stata anche una prova di fede e di amore verso la nostra comune amica, sia essa liscia o sabbiata, naturale o fiammata, curva o diritta. Fra tante armoniose curve di carne, il lettore avrà certamente trovato piacevole guardare anche la bellissima linea di certe pipe, avrà anche potuto apprezzare la cura nella preparazione di misture fatte con i vari tabacchi, come il Perique, il Latakia, il Virginia, il Burley, il Turco.La rivista di Hugh Hefner è entrata ormai nella biblioteca del « pace-setter », dell’intenditore, dell’uomo, cioè, che dà l’impronta alla vita odierna. Le sue interviste « fuori dai denti» con personaggi fra i più svariati (non ultimo Fidel Castro) della scena mondiale, le sue donne fotografate sotto il segno del coniglio (chiamato da Hefner il «playboy del regno animale»), le sue pagine  pubblicitarie, i suoi articoli che denotano la maturità dell’opinione pubblica americana, hanno fatto sì che il lettore, sia esso Mister Brown o il Signor Bianchi o Herr Schmidt, si senta veramente un « he-man » un uomo – uomo, come lo potremmo chiamare noi traducendo male. E la pipa non poteva non farla da padrona in questo quadro che la pone a simbolo dei veri uomini.

Antonio Romani