Il Club della pipa, ottobre 1969.

Risfogliando vecchi libri, mi è capitata tra le mani la ormai vetusta edizione originale francese delle memorie del Casanova e mi è venuto sott’occhio quel capitolo in cui si narra come, nel 1744 da Corfù, dove era insegna delle truppe al soldo di Venezia, l’autore fece un viaggio a Costantinopoli al seguito del Cavaliere Venier, bailo (console) della Serenissima presso la Sublime Porta.
Tra racconti delle feste, balli, giochi e spettacoli, il multiforme avventuriero si diffonde anche nella narrazione delle frequenti cene col vecchio Joussuff Ali, ricco e sapiente signore turco, che lo soffocava di ragionamenti filosofici, ma che lo trattavano pascià.

Traduco fedelmente un brano:

Dopo la cena – narra il Casanova – furono portate le pipe che noi stessi caricammo. Fumavo con piacere, ma espello la saliva. Joussuff, che fumava dal turco, cioè senza spuntare, mi disse: “il tabacco che fumi é eccellente gingé e fai male a non ingoiarne la parte balsamica che si mescola alla saliva.”
“Lo credo, perché il piacere della pipa non può essere tale se tabacco non è perfetto.”
“Simile perfezione é certamente necessaria al piacere del fumare, ma questo piacere non è il principale, poiché viene dai sensi: i veri piaceri sono quelli che si riflettono sull’anima, indipendentemente dai sensi.”
“Caro Joussuff, non posso immaginarmi piacere di cui l’anima possa godere senza il tramite dei sensi.”
“Ascoltami. Quando carichi la pipa non provi piacere?”
“Si.”
“A quale senso l’attribuisci, se non all’anima?”
Seguitiamo. Non è vero che ti senti soddisfatto quando lasci la pipa soltanto dopo averla interamente consumata? Non sei contento quando il residuo non è che cenere?”
“È vero.”
“Ecco due piaceri nei quali i sensi non hanno certo parte; ma ti prego di indovinare il terzo, che é l’essenziale.”
“L’essenziale? È il profumo!”
“Niente affatto. È un piacere dell’olfatto, è sensuale.”
“Allora non saprei.”
“Ascolta. Il principale piacere del fumare sta nella pista del fumo. Tu non devi mai vederlo uscire dalla pipa, ma dall’angolo della bocca. A intervalli misurati e mai troppo frequenti. Tanto è vero che questo è il piacere principale, che non vedrai mai fumare in ceco. Provato stesso a fumare di notte, senza luce; un momento dopo aver acceso la pipa lamenterai via.”
“Dici il vero, ma perdonami se trovo molti piaceri che interessano i sensi preferibili a quelli che interessano solo l’anima.”
“Quarant’anni fa pensavo come te; tra quarant’anni, se arriverai alla saggezza, la penserai come me…”

E Il buon Joussuff seguitava per la durata di più pipate, ma bene faccio grazie.

Luigi Bosco
(pipatore dal 1920)