CLUB DELLA PIPA, dicembre 1966.

Incontro con Mike Bongiorno. Di rigore, in questa galleria di personaggi, poiché di un autentico divo si tratta e di un verace fumatore di pipa. Incontro iniziato in uno studio della Fiera di Milano, durante le prove di “Giochi in famiglia” e proseguito in un sin troppo tranquillo ristorante. Sul lavoro, Mike è un duro, e questo lo sapete già, si sgela durante la cena, parla volentieri, ma il relax è solo apparente, lo si può capire, le parole e le affermazioni sono pesate e controllate, anche se la cordialità è notevole. Sentiamo, dunque, quanto non ha potuto dirci mentre era impegnato davanti alle telecamere, a organizzare il complicato meccanismo di concorrenti, “nipotini”, ospiti d’onore.

Portiamo subito il discorso, ed è naturale, sulle pipe: l’avevamo infatti visto, nei brevi minuti di intervallo delle prove, rilassarsi con qualche fumatina, nervosetta all’inizio, poi più pacata e “tecnica- mente” accettabile.

”E, vero, anche per me la Pipa ha la funzione di stimolare e aiutare il relax; per questo è raro che io la fumi sul lavoro, così come trovo un pochino esagerato fumarla in mezzo alla strada, e addirittura assurdo fumarla guidando la macchina. Ritengo infatti che il fumare la pipa richieda una calma, una tranquillità, una concentrazione che non possono aversi se non sprofondati in poltrona; d’altro canto, è lo stesso fumo che, a sua volta, aiuta a donare calma e tranquillità. Cosi, ad esempio, quando qualche notte tiro le ore piccole, nella quiete di casa mia, per pensare e idealmente preparare il mio lavoro, è proprio la pipa la mia fedele compagna”.

“Devo confessare — prosegue Mike, fra un maccheroncino e un altro — che adesso fumo molto meno e meno volentieri di quanto non facevo in America. E sa perché? Per la questione dei tabacchi. Lei non ha idea della quantità, della varietà infinita di tipi di tabacchi, di confezioni e di miscele che si trovano negli Stati Uniti. Entrare in certi negozi è, per un fumatore di pipa, quello che per un bambino rappresenta una visita al più fornito emporio di giocattoli. Se le può interessare come aneddoto, le dirò che — per esempio — a me piaceva molto un certo tipo di tabacco salato che ha una sua storia curiosa. C’era una volta una nave che traversava l’Atlantico con un carico di tabacco e di sale; il mare si agitò, le casse si spaccarono e si confusero, c’era da buttare tutto via. Il capitano, malinconicamente, volle provare cosa fosse venuto fuori dalla involontaria miscela tabacco-sale, e rimase sorpreso per la bontà del risultato. Adesso, come le ho detto, si vende questo particolare tipo di tabacco che, oltre a una storia carina alla spalle, ha un aroma piacevolissimo. E poi mi ricordo dei diversi tipi di tabacco da fumare sui diversi tipi bevande (vini, birra, liquori) e via di questo passo”.

“Insomma — continua — ero abituato tanto bene che, adesso, è difficile trovare tabacco che mi soddisfi appieno. Noti bene, non voglio passare per un raffinatissimo esperto; parlo del mio gusto e basta. Per me andava bene così; quindi, ora ho meno soddisfazione dalla pipa. In Italia, in compenso c’è un altro vantaggio: quello di trovare, alcune pipe fra le migliori del mondo, almeno sempre secondo il mio parere.

Entriamo un po’ nei particolari. Dunque, Mike Bongiorno la pipa la fuma soprattutto nella quiete della sua casa, la sua famosa casa nella quale passa tutto il tempo libero che ha a disposizione, la casa nella quale trova la sua vera “allegria”. A che quota è, attualmente?

”Ho una trentina di pipe degne di questo nome; alcune bellissime. Per lo più, ne faccio girare una diecina. Si ricorda il periodo di “Campanile sera”? Ebbene, si sapeva di questa mia passione per il fumo; quindi, i rappresentanti dei diversi paesi che intervenivano alla trasmissione, quando volevano portarmi un regalino a nome della comunità mi portavano, appunto, una bella pipa. È stato un periodo d’oro per la mia collezione, perché naturalmente si trattava per lo più di pipe originalissime, rare a trovarsi in commercio, magari fatte da qualche artigiano del paese in questione. Inutile dire che, a queste, si aggiungono quelle che personalmente ho scelto e comprato presso i maggiori fabbricanti italiani, ai quali, ripeto, va tutta la mia ammirazione”.

Mike fumatore di Pipa, dunque, l’abbiamo conosciuto abbastanza bene. Seguendo le rigide regole di questa ormai tradizionale rubrica, cerchiamo adesso di scovare un poco nel Mike-personaggio e nel Mike-uomo. Inutile dire che si tratta di un settore di sottilissimo interesse, perché da 12 anni si parla e si scrive quotidianamente di lui, ma si ha sempre l’impressione che un ritratto sincero non ne venga fuori; e probabilmente non per colpa sua, che di sincerità è addirittura sovrabbondante. Tanto è vero che — toccato il tasto — premette subito che “a rischio di apparire arido”, tiene a precisare che il lavoro che fa gli piace soprattutto perché gli permette di “possedere le cose che mi fanno piacere: una bella casa, uno yacht, una favolosa collezione di dischi di musica classica, quadri preziosi; insomma, tutte le belle cose che sin da ragazzo desideravo di poter ottenere”.

Una scelta importante

“Questo era il campo nel quale sentivo di poter sfondare, e quando è stato il momento ho fatto la mia scelta, una scelta precisa: adesso me ne godo i frutti. Dicono che mi interesso solo di quiz e giochetti? Ma confondono Mike-personaggio con Mike-uomo; che ne sanno, quelli che dicono così, dei miei autentici gusti che ne sanno del fatto che, dopo aver presentato un complesso di capelloni, il personaggio Mike ridiventa l’uomo Mike e si chiude in casa a sentire per ore Mozart e Bach? Come si permettono di dire, e di scrivere talvolta, che io sono fatto così e cosà, giudicando soltanto in base a quello che faccio in televisione? Non le sembra fuori luogo un simile metro di giudizio?”.

Onestamente, condividiamo. E gli poniamo la precisa domanda, a proposito di lavoro, come colloca l’attuale trasmissione che sta presentando nella scala iniziata con “Lascia o raddoppia?” e proseguita con “Campanile sera” e “Fiera dei sogni?”. Ecco la risposta:

”La colloco al suo posto giusto: cioè, a mio avviso è la trasmissione che ci voleva, in questo momento. Vede, tutti dicono che programmi come “Lascia o raddoppia?”, popolari e di successo come quello, non se ne fanno più. La colpa non è certo mia, né della formula dei giochi a quiz che si sono succeduti. Il fatto è che “Lascia o raddoppia?” sfondò in maniera clamorosa perché si trattava della prima trasmissione del genere, in Italia, e per di più con una televisione appena nata. Sono sicuro che se la facessi adesso, non si avrebbe assolutamente più il fenomeno, l’autentico fenomeno di allora. Terminato quel primo ciclo, pensai che si poteva sfruttare, per fare spettacolo, il campanilismo tipico di ogni cittadina, di ogni paese italiano, e così venne “Campanile sera”; quindi, ritenni che poteva essere interessante presentare alla ribalta televisiva tipi particolari, strani, curiosi, e iniziò la serie di ”La fiera dei sogni”. Infine, adesso ritengo che nelle famiglie italiane si sia venuta a creare una situazione nuova, del tutto speciale: basta con i genitori che la fanno da padroni assoluti, basta con i nonni che tacitano tutti con le fatidiche parole ”ai miei tempi…”; adesso, mi sembra che ci sia un maggior senso di collaborazione fra tutti i componenti di un nucleo familiare, anche perché sono i giovanissimi, i “figli”, appunto, che talvolta arrivano a condizionare i gusti di tutti gli altri. E così è nata “Giochi in famiglia”, una trasmissione che sta ottenendo un vivo successo di pubblico, anche se la critica talvolta è un po’ severa”.

Già: come fa Mike Bongiorno ad avere il metro, il polso delle reazioni del pubblico televisivo, che è tanto vasto?

“Semplice: come lei sa, io non mi limito a lavorare in televisione; presento quasi ogni sera spettacoli e concorsi canori con migliaia e migliaia di spettatori, ed è in questi contatti diretti -— in teatro, o addirittura negli stadi — che io posso misurare il grado di simpatia e di popolarità di cui godo. È una cosa, le assicuro, che mi colpisce ancora, a tanti anni di distanza dai miei primi passi in Italia. E mi serve, appunto, per avere il metro del favore di cui godono le mie trasmissioni: ho un mio pubblico affezionatissimo, sul quale so di poter sempre contare. Forse perché conosco bene il mio mestiere: vede, io sono venuto in Italia dopo 10 anni di dura scuola americana; quindi, sono partito 10 anni prima di tutti gli altri che lavorano nel mio stesso campo, e per di più con un tirocinio che qui neanche ci si immagina”.

Quale è la critica che più gli da fastidio?

”In genere, tutte quelle preconcette; le cosiddette “recensioni” scritte ancora prima che lo spettacolo vada in onda. E succede, talvolta, sa? Ecco, è la cosa che più mi dà fastidio, e credo di avere ragione. E poi, come le dicevo, il fatto che talvolta parlano di me uomo descrivendo invece il personaggio televisivo”.

La chiacchierata dura ancora a lungo, poiché l’uomo e il personaggio lo meritano; ma è lo spazio, adesso, che ci impone di smettere. Questo, comunque, è il ritrattino sincero e autentico di Mike Bongiorno, fumatore, uomo e personaggio. Giudicatelo voi. A noi, sinceramente, è piaciuto.

Giorgio Colarossi