CLUB DELLA PIPA, Febbraio 1967.

Eccoci qui, signor Rascel. E cominciamo dal principio. Dunque, anche lei ovviamente ha incominciato a fumare la pipa perché le sigarette incrinano la voce e quindi bisognava rimediare…”.
”No. Proprio pe’ gnente”.
Questa non ce l’aspettavamo. Il “piccoletto” nazionale mi aveva cortesemente ricevuto nel camerino del teatro milanese in cui recita con straordinario successo ”La strana coppia”; è stato come al solito gentile e affabile; dalla mensola dei ceroni e delle creme mi sorridevano di stupende Pipe “fiammate”, intorno c’erano tabacco e svedesi, su un altro angolo spiccava la più recente copia della nostra rivista. E allori Niente “tesoro nella voce”? Allora, Renato Rascel — da vero fumatore ad autentico (scusate) cronista — non ha voluto mentire.
“Le dirò invece che ho incominciato a fumare per ben altro motivo: seduzione. Seduzione del profumo, non so se mi capisce. È successo più di 10 anni fa; da tempo, ricordo, mi ossessionava, mi stordiva lo straordinario, paradisiaco aroma che sentivo sprigionare dai fornelli delle Pipe fumate da vicini, da amici, da colleghi, da gente che incrociavo per strada. E pensavo che fosse un godimento che si poteva provare solo per riflesso. Poi, mi sono chiesto: anvedi che magari io mi metto a razione un gusto che potrebbe essere tutto mio? E se pe’ caso ce trovo lo stesso piacere a fumare io? E’ successo: ho provato, ed è successo; da allora, mi sento un altro, che devo dire, mi sento più completo. Adesso sono arrivato ad avere più di 30 pipe autentiche, e me le “giro” come regola vuole”.
Bene, segnaliamo subito la cosa al Direttore beneamato, perché una tessera di socio onorario gli deve toccare; e Rascel, apprendendo l’intenzione, rimbecca subito:
”Se siamo a questo punto, e mi costringete a essere immodesto, mi permetterei di ricordarvi che un po’ benemerito della Pipa io lo sono anche per altri motivi: la Televisione trasmise due anni fa una serie di miei servizi “quasi giornalistici” da Londra, già, proprio la serie intitolata “Hallo, London!”: enbé, non ricordate che una puntata quasi intera la dedicai alla visita di un favoloso negozio (chiamiamolo negozio!) inglese, con tutta la storia dei tabacchi, delle miscele preparate apposta per i potenti e i ricconi della Terra? Sono stato il primo a far vedere in Televisione il leggendario registro con i nomi dei centomila fumatori più famosi, da Churchill a un fazendero sudamericano: e per ciascuno, segnata accanto, la formula della miscela da ciascuno preferita. Così uno scrive a quel negozio e ordina X scatole di tabacco, loro vanno a controllare il nome, e partono le X scatole di tabacco miscelato così come da sempre richiesto. Se vuol saperlo, da un paio di anni c’è anche il mio nome, su quel registro: allora, sono o non sono dei vostri?”.
Ne prendiamo atto, gentile Renato, e con somma gioia: perché gioia autentica è quella che proviamo nell’apprendere che è un pipaiolo “vero” anche l’artista che da oltre 20 anni sfila sulla passerella dei successi mondiali, da cantautore (“Arrivederci Roma”) a regista ( ”Il cappotto” ), da estemporaneo e “marinettiano” autore di copioni e ballate ( ”E’ arrivata la bufera” ) a protagonista delle più famose commedie musicali italiane di ogni tempo (basterebbe “Enrico ’61” ).
Ma andiamo avanti col discorso. Siamo nell’intervallo della commedia, e sentendo che si parla di tabacchi e di miscele fa capolino sulla porta Walter Chiari, che è partner di Rascel in ”La strana coppia”; si interessa subito alla rivista, vuol sapere quando c’è il prossimo convegno nazionale (ne riparleremo, caro Walter) e ci racconta la storia della miscela formata dalle “Tre suore”: meriterà un discorso a parte, Chiari non è un comprimario, è lui pure una stella, e questa volta il nostro firmamento è già occupato. Vediamo ciò che a Rascel piace nella Pipa.
”Il fumarla, naturale; specie quando leggo, o quando passeggio, quando me ne vado tranquillo per le strade della mia Roma. E poi mi piace perché è una cosa viva, non è un oggetto, è quasi come una persona cara, vien voglia di parlarle. Me ne porto sempre almeno un paio in camerino: magari non posso fumare, negli intervalli, ma ho fisicamente bisogno di sentirmele vicine. Mi rilassa, mi distende il solo pensiero del relax che poi potranno donarmi. E poi mi piace, nella Pipa, la cura e l’amore che le si devono donare. Sarò uno dei pochi, forse: ma le assicuro che provo lo stesso piacere nel fumarle e nel “curarle”. Sa quale è stato uno dei lavori interpretati per la radio che più mi hanno dato soddisfazione? Una vicenda breve narrata da Courteline, “L’arte di pulire la pipa”. Non sa neppure che esisteva? Si vergogni e si aggiorni”.
Eseguo, arrossisco e impavido proseguo. Dobbiamo stringere i tempi, il buttafuori è già sul piede di guerra. Parlavamo di tabacchi e di miscele. I gusti di Renato Rascel: in proposito? Tabacchi aromatici, il “Revelation” può dare un’idea della base delle sue preferenze. Tabacchi inglesi, comunque e pipe inglesi soprattutto, ma con le doverose eccezioni per le italiane, le tante che lo meritano.
Quanto al tipo, al modello?
“Beh, mi ha guardato bene? Mi piacciono snelle, classiche, dritte e piccolette… Ma ne ho più di una anche a “cornetta”. Tutte radiche; niente schiume, porcellane o altro.”
Avremmo così finito, signor Rascel. Con tanti ringraziamenti per la cortesia e le informazioni. Il nostro Club potrà contare su di lei, in occasione delle prossime sue manifestazioni?
”E c’è bisogno di chiederlo? Sono tutto vostro. Piccolo, ma sincero”.

Giorgio Colarossi