Il Club della pipa, 1966.

Un altro personaggio nella nostra piccola galleria di quanti, avendo “un tesoro nella voce”,
lo difendono, anche, rifuggendo dalle sigarette (ben più pericolose) e affidandosi all’amica
pipa. Si tratta di Cesare Polacco. Per quanti, appena uditone il nome e vista la foto, esclamano ” Ah, si, è l’ispettore Rock dei Caroselli!” e qui si fermano, necessita una precisazione. Perché Cesare Polacco è, soprattutto, uno dei più bravi, intelligenti e preparati attori del nostro teatro. Certo, la popolarità gli è letteralmente piombata addosso solo dopo l ‘ inizio della fortunata serie di “sketches” televisivi, ma i più informati ricordano che Cesare Polacco è da oltre 40 anni una delle punte più vive del grande mondo degli spettacoli in Italia; in tutti i campi, dal cinema al teatro, dal doppiaggio alla televisione.


Vogliamo schizzarne un breve ritratto? Ecco, lo vediamo esordire ne!la sua Venezia come attore goldoniano; poi, il miraggio di Roma e delle grandi compagnie teatrali lo allontanano da questa sua autentica vena e passione. Poi, il cinema; e ancora gli anni difficili durante i quali… doveva mascherarsi sotto falso nome per ottenere una scrittura. La sua voce era tanto bella, personale, incisiva, la dizione così chiara e penetrante che non tardò ad affermarsi fra i migliori nostri doppiatori. Ricordate i tanti sceriffi dei films western, i “duri” dei gialli? La voce gliela regalava lui. La più grande soddisfazione, forse, gli è venuta nel dopoguerra, quando, appunto, la donava a uno dei massimi attori di oggi, Antony Quinn.


E ancora: tante stagioni al “Piccolo Teatro” di Milano. Poi è arrivato l’ispettore che non sbaglia (quasi) mai, e la travolgente popolarità. Amarezza, per questo? No, il filone goldoniano fa parte integrante della personalità del nostro amabilissimo personaggio: e con perfetto senso di umorismo si è… caricato il peso, e non la vuole a nessuno se lo riconoscono, in strada, solo per questo. Ha la coscienza più che tranquilla: sa di aver dato al nostro firmamento di attori d’ogni genere la stellina che forse mancava, e cioè quella di un caratterista di forza eccezionale. Ma, se andiamo avanti cosi, ci accorgiamo che ben poco ci resterebbe da riferire sull’incontro che abbiamo avuto di recente. Inquadriamo la scena: un camerino dello ” Studio 3″ di Milano. Cesare Polacco è in attesa di girare alcune sequenze dei ” Promessi Sposi” di Bolchi; interpreta il severo ruolo del Conte Zio.
È soddisfatto della parte; fra qualche settimana giudicherete voi, lettori, come l’ha resa. Ascoltiamone qualche confidenza. – Sì, signor Colarossi o come si chiama lei, mi rendo conto di essere, per il grosso pubblico, l’ispettore Rock e basta, o quasi. Ma in fondo (visto che si parla a una élite di fumatori di Pipa) le dirò che non mi dispiace; perché, a differenza di Gino Cervi, che è stato costretto dal copione a fumare la pipa per portare sui teleschermi Maigret, io ho la grande soddisfazione di averla imposta, la pipa, a regista e produttore. Ho fatto il primo ” Carosello” , tanti e tanti anni fa, e recitando mi sono – spontaneamente e con la massima tranquillità – ficcato una Peterson in bocca. Proprio come facevo durante le prove. Poi ho chiesto: che, vi dispiace? Rapido consulto: no, in fondo andava bene cosi. E cosi è rimasto, l’ispettore quasi infallibile con la sua pipa in bocca. Penso di meritare un piccolo riconoscimento dai tanti pipaioli, no? Certo, ispettore, concesso. E adesso vediamo. Da quanto tempo, e perché, lei fuma la pipa?


– La risposta è facile. Tanti anni fa (facciamo una trentina, va bene?) fumavo pipa e sigarette. Cominciai ad accusare un certo disturbo alla faringe. Mi feci visitare da un grande clinico milanese. Mi avverti che – per salvare quel piccolo tesoro al quale lei accennava – forse sarebbe stato necessario un intervento. Ma, come consiglio immediato, mi disse: rinunci alle sigarette, doni il suo affetto solo alla pipa. Dunque forse sono proprio il personaggio più azzeccato per questa sua rubrica. Perché in effetti solo per questo abbandonai del tutto le sigarette, e adesso, con la pipa, diventata unica e legittima moglie in quello che prima era un harem, mi trovo splendidamente. Sia per la voce, sia per il gusto, il piacere. Lo spazio è tiranno. Vediamo Cesare Polacco nella sua intimità di fumatore. – Ho una trentina di pipe, le alterno coscienziosamente, non le fumo nè per rilassarmi né per eccitarmi sul lavoro: siamo chiari, le fumo perché mi piace. Quale è la mia preferita? Una italiana (il nome si tace per ovvi motivi pubblicitari – N.D.R. -) una pipa di vecchia e sana radica italiana. Quanto ai tabacchi, vi devo dire che la vostra rivista mi ha donato la gioia più grande che potessi immaginare: siete riusciti a far importare in Italia il tabacco inglese, il mio preferito. Siete stati bravi, straordinariamente bravi, vi ringrazio anche a nome (ritengo) di decine di migliaia di altri fumatori. Il regista Solchi chiama Polacco per discutere su una scena, e così lo saluto ed esco per la comune. Cielo, adesso mi accorgo perché – pur nella sua impeccabile e signorile cortesia – Cesare Polacco era stato, durante il colloquio, un po’ freddino con me: avevo lasciato in macchina la pipa, e parlando con lui avevo addirittura fumato una sigaretta! Mi scusi, ispettore, ma la battuta è d’obbligo: anch’io ho commesso un errore.

Giorgio Colarossi